Fuori da ogni schema – Il terrore di destra del „Gruppo Ludwig”

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Zwischen 1977 und 1984 beging die „Gruppe Ludwig“ in Norditalien und München Morde und Anschläge, die fünfzehn Menschen das Leben kosteten. Ihre Ideologie wurde auf eine krude Mischung aus Nationalsozialismus und wahnhafter christlicher Sexualmoral verkürzt. Ein kritischer Blick auf eine Leerstelle in unserem Wissen über den europäischen Rechtsterrorismus jetzt in der italienischen Übersetzung. Die deutsche Version ist hier zu finden.

Evento commemorativo a Monaco di Baviera. (c) Robert Andreasch

Tra il 1977 e il 1984, il gruppo “Ludwig“ ha commesso una serie omicidi e attentati nell’Italia settentrionale e a Monaco di Baviera che costarono la vita a quindici persone. L’ideologia che il gruppo rivendicava essere alla base delle proprie azioni si presentava come miscuglio di assiomi nazisti e di delirante morale sessuale cristiana. Qui di seguito proponiamo uno sguardo critico su alcuni aspetti meno noti del terrorismo di destra europeo.

Di Eike Sanders e Thomas Porena

Nel 1980 una bomba mise fine alla vita di dodici visitatori dell’Oktoberfest di Monaco. In quella occasione lo Stato tedesco fece di tutto per non far trapelare un dettaglio importante, cioè che l’autore dell’attentato perseguisse un obiettivo politico e che facesse parte di una rete neonazista. Quello dell’Oktoberfest fu il più grave attacco terroristico di destra nella Repubblica Federale di Germania fino ad allora. Tre anni e mezzo dopo, a poche centinaia di metri, due giovani del nord Italia diedero fuoco alla discoteca „Liverpool“ nella Schillerstrasse, mettendo fine alla vita della giovane barista della discoteca, Corinna Tartarotti. Qualche tempo dopo, l’agenzia di stampa italiana ricevette una lettera di rivendicazione dell’all’epoca dei fatti già noto gruppo “Ludwig“, firmata come le volte precedenti con in calce l’aquila del Reich e la svastica e lo slogan „Dio con noi“ in fondo alla pagina. In essa si poteva leggere: “ Al Liverpool non si scopa più!“. L’evidente matrice di destra dell’attentato terroristico risulta definitivamente confermata dal fatto che questa azione si presentava come ultimo capitolo di una serie di efferati delitti che aveva già preso di mira gay, tossicodipendenti, lavoratrici del sesso, preti considerati “indegni” e frequentatori di cinema e discoteche a luci rosse.
La scia di terrore che ebbe inizio nel 1977, fu sistematicamente depoliticizzata da parte delle autorità italiane inquirenti, e più in generale anche dalla società italiana e tedesca. Gli omicidi e gli attacchi in nome di “Ludwig“ terminarono nel 1984 con l’arresto e la condanna di Marco Furlan e Wolfgang Abel, ma molte domande rimangono ancora oggi senza risposta. Il gruppo “Ludwig“ sembra essere un fenomeno marginale per gli studiosi del terrorismo di destra europeo. Riesaminando i fatti anche a quaranta anni di distanza, sorgono ancora domande pressanti in merito alla rete organizzativa e ideologica dei due colpevoli condannati: il gruppo era davvero composto da due sole persone o era collegato al neofascismo italiano, tedesco e internazionale? Cosa si evince da una contestualizzazione delle loro azioni e dai moventi ideologici all’interno dell’ambiente politico dell’Italia del Nord in quel periodo? E l’ideologia rivendicata è davvero così vaga e rozza? Uno sguardo critico mostra che non solo le autorità investigative e giudiziarie avevano interesse a dichiarare l’ideologia come strana, i colpevoli come „pazzi“ e il caso come chiuso, ma che ci sia alla base sia della selezione delle vittime che delle azioni delle autorità un consenso implicito e ben radicato nella società sulla inclusione/esclusione sociale, cioè sulla deumanizzazione delle vittime. Gli stereotipi legati ai ruoli di genere, la psicopatologizzazione e la depoliticizzazione si condizionano troppo spesso a vicenda. Così, anche a quarant’anni di distanza, risulta necessario fare i conti con il passato e ricordare criticamente le vittime.

Evento commemorativo in ricordo di Corinna Tartarotti. (c) Robert Andreasch

La serie di omicidi e gli incendi dolosi del gruppo „Ludwig“
La storiografia sul terrorismo di destra europeo ha ampiamente trascurato le quindici vittime del gruppo “Ludwig“, decedute in otto omicidi e due attentati incendiari (in un’occasione ci furono sei vittime, in un’altra un morto) e un totale di diverse decine di feriti – tutti atti commessi nel nord Italia e a Monaco di Baviera tra il 1977 e il 1984. Il 25 agosto 1977, al trentatreenne Guerrino Spinelli fu dato fuoco con uno o più ordigni incendiari mentre si trovava con la moglie all’ interno della sua auto parcheggiata in una zona deserta di Verona. Lui dormiva, sua moglie era sdraiata accanto a lui, lei si salvò per miracolo. Alcuni passanti cercarono invano di salvarlo portandolo in ospedale. Spinelli non sopravvisse alle ustioni e morì il 2 settembre. Prima di morire Spinelli stesso riferì alla moglie e alla figlia di aver visto due o tre colpevoli fuggire.[1] Spinelli era sinto, un lavoratore saltuario senza fissa dimora.[2] Il 19 dicembre 1978, Luciano Stefanato (44 anni) fu assassinato a Padova con venti coltellate al fianco e alla schiena nella sua auto. Era omosessuale e lavorava come cameriere. Un testimone aveva osservato due giovani salire in macchina assieme a Stefanato. Venne invece arrestato un uomo appartenente all’ambiente gay che col delitto non c’entrava niente. Fu assolto due anni dopo per mancanza di prove.[3] Il 12 dicembre 1979 a Venezia, il ventiduenne Claudio Costa fu inseguito da due giovani di notte e ucciso in mezzo alla strada con 34 coltellate. Girava voce che Costa fosse un tossicodipendente. Un anno dopo, il 20 dicembre 1980, Alice Maria Beretta (51 anni), una lavoratrice del sesso disabile, fu uccisa a Vicenza. Morì pe le gravi ferite inflitte con un martello e un’ascia, il 4 gennaio 1981. Due giovani vicentini furono arrestati ma alla fine assolti per mancanza di prove.[4] Il 24 maggio 1981 fu assassinato Luca Martinotti (18 anni): morì bruciato dopo che lui e un amico di un collegio della vicina Paderno del Grappa, oltre a un amico più grande di Verona, erano andati a dormire all’aperto durante una gita in città: Il loro luogo di pernottamento, la fortezza abbandonata di San Giorgio, era considerato un ritrovo per drogati e senzatetto; l’avevano scelto solo perché all’ultimo momento il loro amico veronese aveva ritirato l’offerta di pernottare a casa sua. I ragazzi furono cosparsi di benzina e dati alle fiamme. I due amici di Luca Martinotti riuscirono a salvarsi e a chiedere aiuto; uno di loro sopravvisse a malapena. Un senzatetto che era solito pernottare nella fortezza – mentalmente instabile e gravemente tossicodipendente – fu ingiustamente sospettato di aver appiccato il fuoco e fu arrestato.[5]
Il 20 luglio 1982, due monaci, Mario Lovato (71 anni) e Giovanni Pigato (69 anni), furono uccisi a martellate a Vicenza. Appartenevano al monastero di Santa Maria di Monte Berico, un convento piuttosto liberale costruito su un sito dove nel XV secolo avvennero presunte apparizioni mariane. Diversi testimoni videro due giovani prima o dopo il momento del crimine. Una testimone in particolare vide tre giovani nelle vicinanze con dei sacchetti di plastica uguali a quelli trovati sulla scena del delitto. Circa 2.000 persone parteciparono alle esequie nella chiesa del monastero.[6] Il 26 febbraio 1983, Armando Bison (71 anni) fu percosso a morte a Trento con un martello e uno scalpello da muratore, dopodiché gli fu conficcato un crocifisso in testa. Morì a causa delle ferite l’8 marzo. Anche lui prete, viveva e lavorava in un convento che accoglieva ecclesiastici „disonorati“. Nel suo passato Bison era stato accusato di abusi sessuali. Ancora una volta, i testimoni rammentarono di aver visto due giovani uomini con sacchetti di plastica nei pressi e all’ora del delitto.[7]

Evento commemorativo a Monaco di Baviera. (c) Robert Andreasch

Il gruppo “Ludwig“ rivendicò solo successivamente tutti questi atti: nelle sette lettere di rivendicazione inviate alle agenzie di stampa e ai giornali italiani, il gruppo rivelò più volte dei dettagli sconosciuti o fornì addirittura prove di cui solo gli autori dei delitti potevano essere a conoscenza. Le indagini della polizia confermarono l’esistenza soltanto di una parte degli indizi forniti da Ludwig. Anche se le prime due lettere di rivendicazione differiscono dalle ultime cinque nella scrittura e nello stile, hanno in comune il fatto di aver esplicato tramite il simbolismo, l’uso del linguaggio e attraverso l’ideologia le loro idee nazionalsocialiste e la loro motivazione politica. Sul fronte di ogni lettera è blasonata un’aquila del Reich che tiene nelle grinfie una svastica, e sulle sue ali sono scritte le sillabe „LUD“ e „WIG“. Ognuna delle lettere è stata scritta in italiano con caratteri ad angolo retto ed è stata stesa prima a matita e ripassata con una penna a sfera nera con l’aiuto di un righello. Come firma ogni lettera presenta la frase “dio è con noi” in tedesco. In una di esse l’omicidio viene venerato come „scopo della nostra vita è la morte di coloro che tradiscono il vero dio“. In un’altra si legge: „La nostra fede è nazismo. La nostra giustizia è morte. La nostra democrazia è sterminio“[8].
Questa serie di omicidi fu seguita da attacchi incendiari contro edifici molto affollati: il 14 maggio 1983 fu dato alle fiamme il cinema a luci rosse „Eros“ di Milano; sei uomini morirono direttamente nell’incendio e nei giorni successivi a causa delle ustioni. I loro nomi sono: Pasquale Esposito, Ernesto Mauri, Domenico La Sala, Giorgio Fronza, Elio Molteni e Livio Ceresoli – quest’ultimo era un passante che corse nell’edificio in fiamme per cercare di salvare le persone dal rogo. Altri visitatori rimasero feriti. Diversi testimoni videro tre giovani fuggire dall’edificio subito dopo lo scoppio dell’incendio.[9]
Il 7 gennaio 1984, fu dato fuoco alla discoteca „Liverpool“ di Monaco, ponendo fine alla vita di Corinna Tartarotti e ferendo diverse altre persone. Corinna Tartarotti era la figlia ventunenne di un noto giornalista del canale televisivo nazionale tedesco ZDF ed era impiegata al „Liverpool“. Un collega l’accompagnò con la propria auto all’ospedale più vicino, dove lottò tra la vita e la morte per diverse settimane, spengendosi il 27 aprile.[10] Anche in questo caso, la polizia di Monaco indagò durante le prime settimane nella direzione sbagliata e ipotizzò che si trattasse di un delitto del „crimine organizzato“ e legato ad un presunto “giro dei papponi“. I titoli della stampa tedesca indicavano un crimine a sfondo sessuale e alludevano ad una „guerra nella malavita“[11].
Nelle loro lettere di rivendicazione i membri del gruppo “Ludwig” si riferirono agli incendi con i seguenti slogan: „ferro e fuoco sono la punizione nazista“ e „al Liverpool non si scopa più“ mentre descrivevano le vittime come „uomini senza onore“. In un terzo attentato incendiario, i due giovani veronesi, Wolfgang Abel e Marco Furlan, furono finalmente colti in flagrante. Il 4 marzo 1984, utilizzando due taniche bucate e nascoste all’interno di due borsoni sportivi, versarono della benzina sul pavimento della discoteca „Melamara“ di Castiglione delle Stiviere con l’intenzione di darle fuoco. Alcuni dei 300 clienti della discoteca, percependo l’odore di benzina, allarmarono i dipendenti. Furlan e Abel furono prontamente sopraffatti evitando che si potesse arrivare a un altro disastro come a Milano e a Monaco.

Attacco incendiario alla discoteca „Liverpool“. (c) Monica Zornetta

I due giovani furono arrestati e condannati a 30 anni ciascuno al processo di primo grado nel 1987. Il verdetto di colpevolezza si basava in gran parte su tre prove: la scoperta dei solchi prodotti dalla scrittura dei testi di rivendicazione e lasciati su alcuni blocchi di carta rinvenuti su entrambi gli imputati; l’identificazione da parte della madre di Abel di una sveglia rinvenuta sulla scena del delitto di Monaco; le testimonianze di alcune persone che videro due, a volte tre o più giovani molto simili ai due imputati sui vari luoghi dei delitti. Per quanto riguarda i primi cinque omicidi commessi tra il 1977 e il 1981, Furlan e Abel furono assolti per mancanza di prove. Entrambi negarono ogni accusa, definendo il tentato incendio doloso alla „Melamara“ uno „scherzo“. Fu attribuita loro una forte relazione di dipendenza l’uno dall’altro e di avere disturbi psicopatologici, diagnosi che portarono ad una riduzione di pena per entrambi e in alcuni casi al trattamento terapeutico in carcere.
Al processo in appello del 1990 la sentenza fu ridotta a 27 anni di reclusione. Improvvisamente, poco prima della fine del processo di appello, la corte di cassazione giudicò troppo lungo il periodo totale di detenzione preventiva. Furlan e Abel furono posti agli arresti domiciliari in due paesi differenti ed entrambi distanti dai grandi centri abitati. E fu proprio dal paese in cui fu messo ai domiciliari che Marco Furlan riuscì a fuggire. Dopo un viaggio tortuoso si stabilì a Creta, dove fu riconosciuto nel 1995 da alcuni turisti veronesi, venendo infine arrestato.[12] Nel suo appartamento di Heraklion furono ritrovati 179.000 dollari, 14 milioni di lire, un milione di dracme e 1.500 marchi tedeschi.[13] Furlan fu scarcerato nel 2008 dopo aver scontato una pena di 18 anni, anche se con la condizionale fino al 2010; Abel fu rilasciato nel 2009 dopo aver scontato 23 anni di carcere e due anni agli arresti domiciliari.[14]
La serie di omicidi e incendi dolosi del gruppo “Ludwig” terminò ufficialmente con l’arresto di Abel e Furlan nel 1984. Tuttavia, non terminarono le lettere di sostegno che continuarono ad essere inviate ai direttori dei giornali, brutte copie delle rivendicazioni del gruppo. Non terminarono nemmeno le scritte dedicate a Furlan, Abel e “Ludwig” sui muri delle città del nord Italia.[15]

Gruppo o Duo Ludwig?
A sostegno dell’ipotesi che il gruppo „Ludwig“ non sia stato una coppia di assassini, è possibile seguire tre piste diverse che proverebbero la partecipazione di altre persone e l’esistenza di una rete intorno al “gruppo Ludwig”. In primo luogo, vari testimoni hanno detto di aver visto tre o anche più giovani sospetti. Le loro descrizioni sono in parte così concrete, che coincidono sia con l’aspetto di Furlan e Abel, sia con una terza persona di cui si potrebbe fare almeno l’identikit.[16]
La seconda pista si basa sulla testimonianza di un’amica dei due: Anita A. disse ai carabinieri nel 1984 che Abel e Furlan frequentavano un gruppo chiamato „Guerriglieri di Cristo Re“ e fu anche in grado di dare l’indirizzo della sede, in cui il gruppo si incontrava.[17]
Una terza pista concreta è emersa nel 1996 nei tardivi tentativi di fare chiarezza sulla strage di Brescia del 1974, in cui una bomba ad una manifestazione antifascista uccise otto persone e ne ferì oltre cento. Durante un interrogatorio, un neofascista implicato nella strage fece tre nomi che descrisse come membri del gruppo “Ludwig“ oltre ad Abel e Furlan e che erano noti per avere altre connessioni con l’estrema destra.[18] Uno di questi, Marco Toffaloni, era un compagno di classe di Abel e Furlan dell’elitario Liceo Fracastoro di Verona. È considerato uno dei fondatori delle „Ronde pirogene antidemocratiche“, un gruppo che realizzava principalmente incendi dolosi di automobili di piccole dimensioni ed era attivo tra il 1987 e il 1990. L’obiettivo del gruppo era la “ la distruzione dei simboli materiali dell’agglomerato sociale operaio piccolo-borghese mediante l’incendio dei suddetti „. Nel corso della loro attività, gli appartenenti alle ronde diedero fuoco a decine o centinaia di auto vecchie, sporche e rotte in quartieri presumibilmente „rossi“, cioè comunisti, principalmente a Bologna, ma anche a Verona, in modo da stabilire „l’ordine sociale perfetto e completo dal punto di vista estetico“, come si legge nelle linee programmatiche del loro documento „Piro Acastasi“.[19] Toffaloni è ad oggi sospettato anche di essere stato coinvolto nell’attentato di Brescia.[20] Curzio Vivarelli fu indicato come un altro membro del gruppo “Ludwig”. Fu condannato nel 1990 come capo delle „Ronde“ e aveva legami con „Ordine Nuovo“.[21] Toffaloni e Vivarelli sarebbero stati anche membri della setta „Ananda Marga“. Questa setta, che ha raggiunto l’attenzione internazionale negli anni ’70 e ’80 con assassinii e autoimmolazioni dei suoi membri, ha offerto agli Ordinovisti, con la sua miscela di gerarchia e spiritualità, un ambiente protetto per diffondere l’ideologia nazista e reclutare attivisti. Questo può spiegare i numerosi legami tra esso e i gruppi occulti e di destra presenti all’epoca nell’Italia settentrionale.[22]

Evento commemorativo in ricordo di Corinna Tartarotti. (c) Robert Andreasch

La geografia politica: da Salò ad Ordine Nuovo
Per capire le connessioni ideologiche e le sovrapposizioni concrete tra i membri del gruppo Ludwig e quelli dei „Guerriglieri di Cristo Re“, le „Ronde pirogene antidemocratiche“, „Ordine Nuovo“ e „Ananda Marga“, è necessario soffermarsi sulla geografia e sul percorso politico che caratterizzano l’ambiente di questi gruppi. Tutti hanno le loro origini nell’Italia fascista e post-fascista. Verona in particolare, una ricca città veneta di medie dimensioni, è stata ripetutamente sui giornali a causa della violenza di destra.[23] Fu a Verona che il fascismo italiano si diede una nuova forma nell’autunno del 1943 con la fondazione della Repubblica Sociale Italiana (ufficiosamente „Repubblica di Salò“, dal nome della piccola città sul lago di Garda non lontano da Verona). Nel „Manifesto di Verona“ dell’ottobre 1943 [24] il partito repubblicano-fascista si definì come „Ordine dei combattenti e dei credenti“. Gli ebrei e le ebree furono ufficialmente definiti come una „razza straniera“ da considerarsi nemici in caso di guerra e fu dichiarata l’ostilità alla massoneria, all’Inghilterra, agli Stati Uniti, al capitalismo e alla democrazia [25].
Con la fine della guerra e l’amnistia generale, a molti dei fascisti di Salò fu permesso di mantenere il posto di lavoro.[26] Alcuni di loro si attivarono nel partito post-fascista „Movimento Sociale Italiano“ (MSI). Altri, soprattutto i militari, colsero l’occasione per aderire ad organizzazioni Stay Behind in quanto anticomunisti convinti.[27] Il neofascismo in Italia mantenne un duplice carattere: da una parte gli ideologi, dall’altra i politici veri e propri. Soprattutto la nuova generazione intorno a Pino Rauti (1926-2012) aveva difficoltà a ritrovarsi nel MSI, che ai loro occhi si presentava come un indefinibile guazzabuglio di posizioni diverse. La nuova generazione si contraddistingueva soprattutto per il fatto di essere troppo giovane per poter aver combattuto in guerra. La sua sete di rivalsa per questa mancanza doveva essere dimostrata in altro modo, e cioè tramite l’estremismo ideologico. Così, a metà degli anni ’50, „Il Centro studi Ordine Nuovo“ con Pino Rauti si separò dal partito. Si trattava di un’associazione maggiormente politico-culturale, che voleva dare una nuova identità alla teoria fascista e cercava nuove alleanze in Europa.[28] Lo slogan delle SS naziste “Il nostro onore significa fedeltà“ fu scelto come motto e la doppia ascia come simbolo. [29] L’ideologia era basata sulla lettura del Mein Kampf di Hitler e fu plasmata dalle esperienze da parte dei membri più anziani dell’internazionalismo nazista ed europeo delle Waffen-SS. [30] Anche il filosofo reazionario, razzista e antisemita Julius Evola (1898-1974) esercitò una profonda influenza sul gruppo. [31] L’ideologia di Evola si basava sulla definizione della nazione gerarchica, ieratica e organica. Durante la guerra aveva personalmente sostenuto il tentativo di Himmler, il fondatore delle Waffen-SS, di riunire intorno a sé gli elementi migliori della „razza superiore“. Suggestionato dalla propria libera interpretazione delle filosofie orientali, vedeva nella trascendenza la massima aspirazione dello spirito umano. Sempre di derivazione orientale era il concetto di Kaly Yuga, che nella cosmologia indù significa un periodo di crisi dei valori tradizionali e che Evola adottò per criticare la decadenza delle società in cui egli viveva.[32]
Quando Pino Rauti, in seguito alla strage di Piazza Fontana, rientrò nel MSI,[33] una gran parte di „Ordine Nuovo“ decise di rimanere fuori dal sistema democratico. Nel 1973, il „Movimento Ordine Nuovo“ fu sciolto per decreto. Ciononostante, i seguaci rimasero organizzati. IL gruppo di ON di Verona si era ben radicato ed era collegato con Bologna, Padova, Milano, Venezia e Brescia. In seguito al decreto di scioglimento, i membri veronesi si riunirono sia sotto l’organizzazione ombrello dei „Guerriglieri di Cristo Re“ sia in un centro yoga da loro fondato che era vicino alla setta „Ananda Marga“.[34]

Screenshot. (c) Eike Sanders

Continuità ideologiche
Fino ad oggi la stampa si è sempre concentrata nel dare risalto agli aspetti deliranti a sfondo mistico-religioso piuttosto che alle motivazioni politiche del gruppo “Ludwig”. Per molti aspetti, tuttavia, le azioni del gruppo si inseriscono perfettamente nell’ideologia dell’estrema destra post-fascista italiana. Certamente il gruppo non cercava la comunicazione con la politica parlamentare, tuttavia le azioni avevano un forte impatto sociopolitico, nonché un simbolismo che cercava di plasmare la percezione della società e che ha lasciato un segno nei gruppi di destra di Verona. Si trattava di azioni simboliche. E i gruppi di destra – così come presumibilmente gli individui e i gruppi definiti come nemici – sembravano coglierne il significato. Le lettere di sostegno che seguirono l’arresto di Furlan e Abel [35] lo attestano, così come i diffusi riferimenti all’interno della estrema destra ancora oggi. Fino ad oggi, il negozio „Movimento Verona“ legato alla tifoseria dell’Hellas Verona e che è il rivenditore del gruppo Fortress Europe, vende abiti su cui viene rappresentata l’aquila imperiale e lo slogan „Dio con noi“. Un’altra società di vendita per corrispondenza di Verona vende toppe e magliette con le teste di morte delle SS e la frase „Dio con noi“. Non è chiaro fino a che punto questa recente ricezione possa essere attribuita esclusivamente al fatto che lo slogan „Dio con noi“ adornava le toppe del Reich e della Wehrmacht o se invece, soprattutto nell’immediato contesto locale, le strutture di destra continuino a riferirsi consapevolmente al gruppo „Ludwig“.[36]
La visione del mondo che Abel e Furlan trovarono nell’ambiente dei „Guerriglieri di Cristo Re“ e di „Ordine Nuovo“ era caratterizzata da una rappresentazione elitaria della società, dal misticismo fascista del destino e da un’ideologia cameratistica ostile alla sessualità. Abel (nato nel 1959) e Furlan (nato nel 1960) appartenevano a una generazione più giovane che entrò in contatto con le strutture che succedettero a „Ordine Nuovo“, dopo che ne fu decretato lo scioglimento. Certamente il gruppo fu influenzato dal percorso spirituale e politico dei membri più anziani – che erano, dopo tutto, gerarchicamente superiori e coinvolti nei più grandi massacri della storia italiana. Ma resta ignoto fino a che punto il gruppo „Ludwig“ facesse parte di un movimento più ampio o fosse frutto della nuova generazione. Il gruppo „Ludwig“ agiva in maniera indipendente dai gerarchi, era subordinato a loro, o li imitava senza che questi ne fossero a conoscenza o ne fossero la guida?
Poiché Furlan e Abel non hanno mai confessato e le sette lettere di rivendicazioni pervenute alla stampa sono i soli „manifesti“ scritti dell’ideologia di „Ludwig“, è soltanto possibile ipotizzare la loro motivazione politica. Ma le dichiarazioni dei testimoni, i risultati delle perquisizioni domiciliari – per esempio le annotazioni e le sottolineature di Abel nei suoi libri di Friedrich Nietzsche, Søren Kierkegaard, Ignazio Silone – e l’ambiente politico che i due frequentavano, forniscono importanti indizi sulla visione del mondo dei giovani. Apparentemente, i due si vedevano come una sorta di cavalieri apocalittici che combattevano „con fuoco e ferro“ per il „vero Dio“. Il gruppo ha commesso omicidi di monaci dediti alla „credenza nel falso dio“, cioè al culto della Madonna. Ha bruciato i luoghi della presunta decadenza e del peccato contemporanei (luoghi di ritiro, discoteche e cinema a luci rosse), ha ucciso le persone perché erano „impure“ ai suoi occhi: Sinti, drogati, senzatetto, omosessuali, lavoratrici del sesso e pedofili. Nella sua ideologia queste persone erano da considerarsi anime senza possibilità di salvezza. Ucciderli sarebbe servito a ristabilire l’ordine soprannaturale e a “liberare” queste persone dal “peccato”. Risulta con ciò evidente come l’ideologia del gruppo sia stata plasmata da Evola e dalla sua nozione di decadenza, il Kali Yuga: l’odio di Abel e Furlan per le discoteche, dove circolava la droga, così come per i club a luci rosse come luoghi di decadenza contemporanea, si ricollegano alle parole di Evola, che afferma che „il demone del sesso del presente, la cosiddetta libertà sessuale“ era, come la droga, una sorta di „fuga dalle angosce sociali e individuali“. [37] La demonizzazione delle discoteche Furlan e Abel non l’hanno mai tenuta nascosta. Daniela D, che, insieme ad Anita A. è stata amica dei due giovani per diversi anni, descrive nella sua dichiarazione alla polizia il rapporto interpersonale tra loro quattro. Né Abel né Furlan si erano mai incontrati da soli con una delle due giovani donne: „Abel e Furlan erano sempre insieme, tanto è vero che talvolta avevo l’impressione che fossero omosessuali […] Mi ricordo che Abel, nei suoi discorsi, aveva quale argomento comune il sesso inteso quale degradazione della società attuale, la società di allora, nel senso della prostituzione di donne magari già sposate. Mi ricordo che con lui non sono mai andata in discoteca, in un cinema o teatro o altri locali di divertimento“[38].

Nella visione del mondo che caratterizza sia la destra che il nazionalsocialismo, gli uomini erano e sono considerati l’élite della società e le strutture di alleanza maschile e le amicizie maschili come esclusive, esattamente come quelle vissute da Abel e Furlan. Esse sono l’ideale di una comunità che è chiamata a un compito più alto. Questi obiettivi superiori sarebbero minacciati dalle cose mondane, dalla modernità, dalla sessualità, dalla fisicità ostentata e dalla decadenza che corrompono lo spirito. La decadenza morale e l’impurità avrebbero preso possesso del mondo e non sarebbe sufficiente combatterle solo in astratto, ma bisognerebbe distruggerle alla radice. Ma nemmeno queste minacce esisterebbero solamente ad un livello astratto; esse sarebbero incarnate in molti esseri umani. I „subumani“ e i cosiddetti asociali non sono solo definiti estranei alla comunità nazionale e/o religiosa ma anche visti come un pericolo per il presunto ordine naturale e le aspirazioni della maggioranza. Uccidendoli, si sarebbe purificata la società e allo stesso tempo si sarebbe mandato un messaggio di disciplina a coloro che non erano (ancora) esclusi: si sarebbe impartita loro una lezione.
Così come lo era il progetto delle SS o la filosofia di Evola, anche la pretesa neofascista di un „Nuovo Ordine“ era rivolta a tutta l’Europa. Fino a che punto l’attacco a Monaco da parte del gruppo „Ludwig“ – così come la falsa rivendicazione di „Ludwig“ di un attacco incendiario a un sex club di Amsterdam nel dicembre 1983 – fosse un perseguimento consapevole di una strategia internazionale e/o fosse il risultato di un effettivo sostegno a livello internazionale, non ci è dato saperlo. Non sappiamo nemmeno quali reti internazionali abbiano sostenuto Marco Furlan nella sua fuga dagli arresti domiciliari fino a Creta, ma dobbiamo supporre che persone che la pensavano come lui gli abbiano fornito molto denaro in varie valute. Ma mentre sia le autorità inquirenti che l’opinione pubblica continuavano ad immaginarsi il neonazismo o il neofascismo solo nell’angusto contesto nazionale, i neonazisti tessevano le loro reti tra vari paesi e persino continenti e perseguivano obiettivi comuni non solo di matrice nazionalista ma anche più ampi, uniti nel razzismo, nell’elitismo maschile, nell’antisemitismo e nella ricerca di un nuovo ordine che superasse la modernità, la decadenza, il capitalismo e l’individualismo.

Mancanza di classificazione e di rielaborazione politica
La componente ideologica delle azioni di Ludwig non è stata sufficientemente analizzata né nella società italiana né in quella tedesca, ma soprattutto non ha avuto luogo un’analisi che fosse accompagnata da un esame critico dei giudizi morali dominanti all’interno delle due società, delle regole non scritte di inclusione ed esclusione sociale di interi gruppi e categorie. Le vittime andavano compiante esclusivamente come cittadini italiani vittime di un crimine. Eppure, si trattava di persone emarginate dalla società maggioritaria e che non avevano alcuna lobby. Senza le lettere di rivendicazione e l’arresto in flagranza di reato, Abel e Furlan probabilmente non sarebbero stati identificati come colpevoli. Specialmente nei primi omicidi, ma anche per quanto concerne l’attacco incendiario a Monaco, le indagini vertevano intorno alla ricerca dei sospetti all’interno di determinati giri di persone legate alla vittima, vale a dire nel giro dei locali a luci rosse, in quello della droga e della comunità gay. Almeno sei uomini dovettero scontare mesi o addirittura anni di prigione da innocenti per atti individuali. In seguito alle rivendicazioni del gruppo „Ludwig“ e con l`arresto dei due colpevoli, costoro vennero classificati sia dai giudici che dai media come degli psicopatici. Se in un primo periodo faceva ancora scalpore l’orrore quasi voyeuristico che la brutalità degli atti e la presunta bizzarria delle lettere di rivendicazione avevano suscitato, un palese disinteresse generale si manifestò, almeno così lo descrive la giornalista Monica Zornetta, al più tardi con il processo d’appello. Furlan e Abel vennero ritratti come due ragazzi dell’alta borghesia molto intelligenti, ma purtroppo „fuori di mente“. Le perizie psichiatriche, così come le congetture sull’origine del nome „Ludwig“, influirono in maniera determinante sulla percezione pubblica.[39]

Sebbene l’accusa nel processo del 1986 abbia riconosciuto la matrice nazionalsocialista in Abel e Furlan, dopo tutto „Ludwig“ aveva esplicitamente professato la propria fede nel nazismo, tuttavia l’ideologia politica non fu considerata come un movente centrale, ma venne liquidata come non appartenente al contesto italiano. L’accusa si sforzò di vedere la dominanza psicologica del tedesco Wolfgang Abel sul debole Furlan. Il giudice istruttore definì anche l’ideologia della mistica della purezza e dell’annientamento come prodotto tipicamente germanico, tedesco, ariano, pagano o protestante, in ogni caso chiaramente non di origine latina. L’accusa scrisse anche che, a parte i simboli e le auto-identificazioni utilizzate, l’ideologia del gruppo „Ludwig“ non aveva „nulla in comune con gli ideali e le regole del nazionalsocialismo“. „[Il nazionalsocialismo] non ha mai predicato crociate contro omosessuali, prostitute, vagabondi, drogati, preti, indegni, frequentatori di «luoghi di perdizione»; ma ha sempre avuto di mira l’annientamento del comunismo e dell’ebraismo, la riconquista dei territori perduti e l’ampliamento dello «spazio vitale» ad oriente, la difesa della cosiddetta razza ariana „[40] Questa analisi fondamentalmente errata dimostra una sorprendente, ma non troppo, ignoranza nei riguardi delle persecuzioni nazionalsocialiste contro le persone stigmatizzate come „omosessuali“ e quelle stigmatizzate come „asociali“[41].

La presunta ignoranza del pubblico ministero italiano nei riguardi di questi gruppi di vittime del nazionalsocialismo, così come il suo tentativo di spostare l’ideologia di Ludwig sul „disturbato“ tedesco Abel, riflette tutta una serie di mal celate continuità ideologiche con il fascismo e il nazionalsocialismo, allora come adesso. E l’accusa non era da sola: l’omo e la transfobia, le concezioni morali conservatrici nei confronti della sessualità e della corporeità, le idee elitarie e antidemocratiche di potere e purezza, così come l’esclusione sistematica e violenta contro sinti e rom, i senzatetto e i poveri erano e sono insite nelle nostre società. E lì dove entrano in gioco questioni legate all’identità di genere e alla sessualità le autorità e la società, non casualmente, negano la capacità di intendere e di volere dei colpevoli e tendono a eliminare il movente politico dalle loro azioni.
Nel caso di colpevoli di sesso maschile, inoltre, le motivazioni che scatenano le azioni dirette contro le donne o le minoranze sessuali o di genere tenderebbero a risiedere nella psiche, nelle relazioni con l’entourage o nella biografia degli autori, ma non nella motivazione politica; non di rado viene addirittura colpevolizzata la vittima.
Qui si chiude il cerchio, che in realtà è un triangolo: il , la psicopatologizzazione dei colpevoli da parte del tribunale e della società così come la depoliticizzazione dei delitti sono interdipendenti e formano un argomento circolare. In questa costellazione, un atto terroristico di destra che abbia queste peculiarità tende a non essere preso in considerazione perché non rispecchia i parametri “classici” dell’estremismo di destra, né come tale viene percepito dal grande pubblico. È necessario portare alla luce queste connessioni. La categoria di gender influisce sia sulla percezione politica delle vittime sia sulla presunta razionalità dei perpetratori e dei loro delitti. Attribuendo al movente una componente legata alla sessualità, esso viene ridotto all’interno della sfera privata e psicologica, dove si fa una distinzione tra „malato“ e „sano“, tra „normale“ e „delirante“. Allo stesso tempo, ampie parti della società tendono ancora a considerare la politica che si occupa di relazioni e norme di genere come una questione non politica e a liquidarla come „molestie sessuali“. Questo porta al mancato riconoscimento storico e sociopolitico della matrice terroristica di destra e al conseguente oblio delle vittime, in quanto vittime di una presunta serie psicopatologica di omicidi.

Una manifestazione antifascista dopo l’omicidio di Walter Lübcke ricorda le gesta del gruppo Ludiwg. (c) Robert Andreasch

E le vittime non vengono ricordate
Ad oggi, né a Monaco, né a Verona, né a Milano, né nelle altre città italiane interessate esiste un monumento, una targa o un cartello che ricordi le vittime del gruppo “Ludwig”. Solo nel monastero di Monte Berico, pochi giorni dopo la sepoltura dei sacerdoti Lovato e Pigato, fu posta una lapide con la scritta: „Uniti nel servizio della Vergine Maria, uniti nella morte per mano assassina. Al loro spirito la pace eterna, ai loro assassini il pentimento e la conversione.“[42] La fortezza di San Giorgio a Verona, dove nel 1981 morì bruciato lo studente diciottenne Luca Martinotti, è stata restaurata qualche anno dopo e vi si voleva aprire un’enoteca, un progetto che fallì presumibilmente per cause economiche e burocratiche. Il padre di Luca Martinotti, Giancarlo, segnalò la questione alla stampa e ricordò come decine di anni prima in quel luogo fosse stato perpetrato un terribile delitto politico. Lui e la moglie continuarono a battersi per la memoria del figlio. Giancarlo Martinotti, che ha affermato di essere emigrato in Australia dopo l’omicidio di Luca, non ha mai smesso di scrivere lettere pubbliche dopo la liberazione di Abel e Furlan, ricordando quanto accaduto al figlio e che né Furlan né Abel siano stati condannati per l’omicidio di Luca, seppure ne abbiamo rivendicato l’uccisione con il nome di „Ludwig“[43].
L'“Azione antisessista di Monaco“ critica giustamente la mancanza di conoscenza delle vittime e la fuorviante attenzione posta sulle biografie dei colpevoli. „Di Corinna Tartarotti si sa che era la figlia di un giornalista della ZDF e che ha radici familiari in Alto Adige. Si sa anche che circa 25 altre persone erano al „Liverpool“ il giorno dell’attacco per vedere un film. Otto di loro sono stati feriti nell’attacco. Chi siano, quale sia il loro punto di vista, cosa avrebbero da dire in proposito… tutto questo purtroppo non ci è dato saperlo. Tutti i tentativi di localizzare i parenti o le persone colpite dall’attacco non hanno finora portato a nulla.“[44] Sono passati circa quarant’anni da quando il gruppo „Ludwig“ ha ucciso nel nord Italia e a Monaco, ma non è troppo tardi per ricordare il terrore di destra e le sue conseguenze devastanti per così tante persone, e per lavorare per riempire i vuoti nella nostra conoscenza e memoria. „Quindi sta a noi mantenere viva la memoria, non fare affidamento sullo Stato quando si tratta di fare chiarezza e, soprattutto, non dimenticare le vittime“,[45] ha detto il gruppo di Monaco nel suo discorso ad un evento commemorativo sulla scena del crimine nel 2019. Far luce sul terrorismo di destra rimane un compito sociale.

Thomas Porena è uno storico e consulente educativo. Fa ricerche sul fascismo e sulla storia dell’Europa sudorientale. Eike Sanders (apabiz/-Watch/AK Fe.In) fa ricerche, scrive e tiene conferenze principalmente su temi legati al gender e l’estrema destra.
Traduzione dal tedesco a cura di Thomas Porena con l’assistenza di Pierluigi Pironti.

 

Intervista a Monica Zornetta

„La storia sociopolitica di Verona è la chiave interpretativa della storia di Ludwig“
Intervista a Monica Zornetta, autrice di „Ludwig: Storie di fuoco, sangue, follia“ (2011).

Eike Sanders: Si sa poco del gruppo “Ludwig”, ma sembra che si sappia ancora meno delle sue 15 vittime. Esiste una commemorazione delle vittime, che appartenevano principalmente a gruppi altamente emarginati? Quali sono state le discussioni critiche sorte nella società mainstream?

Buch Monica Zornetta Ludwig

Monica Zornetta: No, non c’è nessuna commemorazione. Gli attentati rivendicati da Ludwig e imputati ai due giovani sono avvenuti in una stagione politica estremamente violenta, conosciuta in Italia come „Anni di piombo“. Dopo il loro arresto e la prima udienza a Verona, la stampa italiana seguì poco il caso. I media hanno ricominciato a parlare di Ludwig solo dopo l’uscita del mio libro, nel 2011. Allo stesso tempo, un procuratore ha coordinato una serie di indagini nel Nord Italia per far luce sull’esistenza di un presunto „terzo uomo“ – che menziono più volte nel mio libro.

Finora si ritiene che il gruppo “Ludwig” fosse composto solo da due uomini di Verona, Wolfgang Abel (nato nel 1959 a Düsseldorf) e Marco Furlan (nato nel 1960 a Padova). Ma chi era il gruppo “Ludwig”?

Era un „milieu“, come dice Abel in un memoriale che ha scritto per il mio libro („La mia verità“), descrivendo le irregolarità nelle indagini della polizia tedesca e nel processo di primo grado. In questo testo Wolfgang Abel cerca di smontare ogni prova contro di lui. Quando ho intervistato Abel per il mio libro mi ha detto: „La banda è lì. È una banda di quattro o cinque persone più un paio di fiancheggiatori“. Abel non mi disse nient’altro, nessun nome o altro sul gruppo Ludwig. Eppure, confermò, per la prima volta, l’esistenza di un gruppo.
Ancora, il tribunale ha stabilito che Ludwig era composto da Marco Furlan e Wolfgang Abel. Il percorso intrapreso dai giudici per giungere a questa „verità“ si è basato principalmente su perizie psichiatriche. In prima istanza gli psichiatri esaminarono solo Abel e ad entrambi fu diagnosticata l’infermità mentale: Abel, in particolare, fu identificato – del tutto erroneamente, secondo me – come la personalità dominante; e in seconda istanza un esperto parlò di „sindrome di passaggio“ – un risultato controverso che non riesce a spiegare molte cose. Il tema del fascismo e del neonazismo è emerso perché le lettere con cui venivano rivendicati i crimini mostravano un’aquila e una svastica. A livello procedurale prevalse la nozione di una coppia di serial killer, fanatici ma non deliranti.

Come si è concluso il processo?

Il processo si è concluso con la condanna dei due giovani, entrambi ritenuti dagli esperti semi infermi di mente. L’accusa si concentrò su di loro, in primo luogo, perché erano stati catturati mentre cercavano di compiere un attentato in un locale (discoteca Melamara, nella provincia di Mantova); in secondo luogo perchè nelle loro case vennero trovati dei fogli che, una volta sottoposti a specifici esami tecnici in Italia e in Germania, riconducevano ad alcuni degli attentati. Il processo, tuttavia, non arrivò a stabilire l’appartenenza dei due giovani a un’organizzazione di stampo nazista.

Come descriverebbe l’ideologia o la motivazione politica del gruppo “Ludwig”?

L’ideologia dietro le azioni del gruppo “Ludwig” era caratterizzata da un certo bigottismo religioso e da una spiccata radice esoterica. Potrei dire che Furlan e Abel erano impregnati di elitarismo e di un certo conservatorismo – questo è stato testimoniato anche da un loro ex professore liceale – ed erano affascinati dall’apparato simbolico del nazismo.

Furlan e Abel avevano contatti con altri gruppi politici e ideologici?

Sì, testimonianze e indagini hanno dimostrato che i due avevano frequentato gruppi legati all’organizzazione di estrema destra più potente di quegli anni in Italia: mi riferisco a Ordine Nuovo. I Abel e Furlan frequentavano, nella loro Verona, un gruppo che si faceva chiamare Guerriglieri di Cristo Re. Ma i due – così come alcuni altri studenti veronesi dalle chiare simpatie per la destra più radicale – sembrano essere stati vicini anche ad un altro gruppo attivo a Bologna, ovvero le Ronde Pirogene Antidemocratiche. Nel libro spiego chi sono, e mi soffermo anche sulla setta spirituale indiana Ananda Marga.

Il tuo libro è uscito nel 2011. Nel 2015 nuove indagini sull’attentato terroristico del 1974 a Brescia hanno portato a condanne all’ergastolo per due membri di Ordine Nuovo.

Ordine Nuovo si descriveva come un ordine di combattenti e credenti, e i suoi adepti si consideravano detentori di conoscenze elitarie ed esoteriche. Non è semplice approfondire questo aspetto, senza tralasciare punti importanti. Comunque, per rispondere alla tua domanda, ricordo che si, indagini più recenti hanno evidenziato anche la presenza di un componente del presunto Gruppo Ludwig sul luogo della strage di Brescia, dove morirono otto persone e 102 rimasero ferite. Una persona vicina a Ordine Nuovo che quel tempo – era ancora minorenne – frequentava il Gruppo Ludwig potrebbe effettivamente essere stata colei che ha piazzato materialmente la bomba in Piazza della Loggia, durante un comizio antifascista. Dalle indagini sono emersi alcuni legami tra Ordine Nuovo e personaggi gravitanti in Gruppi come Ludwig ma anche in altri, come i Guerriglieri di Cristo Re e le Ronde Pirogene Antidemocratiche, attive nel capoluogo emiliano nella seconda metà degli anni Ottanta.
D’altra parte, Furlan e Abel non hanno mai ammesso nulla, non hanno spiegato nessuna delle azioni criminali rivendicate dal misterioso Ludwig e non hanno mai parlato dell’esistenza di un gruppo Ludwig.

C’è un po‘ di confusione, almeno nella scarsa letteratura disponibile in tedesco o in inglese, sul numero delle vittime e degli attacchi che sono provati essere stati compiuti da Abel e Furlan.

Sì, gli articoli prodotti da Wikipedia, per esempio, e consultati da molte persone, contengono diverse imprecisioni sul numero e sui luoghi dei crimini, oltre che su certi altri dettagli. Wikipedia, giusto per spiegarmi meglio, riporta l’informazione di un attacco compiuto da Ludwig nei Paesi Bassi, il che non corrisponde alla realtà. Ci fu un attacco doloso ad Amsterdam nel dicembre 1983, ma in questo caso il gruppo Ludwig si limitò a rivendicare un crimine commesso da qualcun altro. Ma voglio anche sottolineare che i primi cinque crimini rivendicati da Ludwig non sono stati attribuiti a Ludwig, a differenza di quelli commessi dopo il 1982. Inoltre, l’intera vicenda è stata accompagnata da azioni compiute da emulatori e simpatizzanti. Dopo l’arresto dei due, in varie parti d’Italia erano apparsi scritte e graffiti inneggianti a Ludwig mentre gruppuscoli di estrema destra, o cani sciolti, inviarono finte lettere a quegli stessi giornali che avevano ricevuto le autentiche rivendicazioni.

L’anno scorso (due anni fa) si è tenuto a Verona il „Congresso mondiale delle famiglie“ organizzato dalle associazioni fondamentaliste cristiane. Quarant’anni prima vi era „nato“ il gruppo “Ludwig”. C’è qualcosa di specifico in Verona, o in Veneto, che rende le idee fondamentaliste cristiane, il tradizionalismo e le ideologie di estrema destra più attraenti o più violente?

Sì, il luogo e la sua storia politica e sociale sono fondamentali nella storia di Ludwig. Verona è considerata il cuore nero d’Italia: nel 1943, il primo congresso del Partito Fascista ebbe luogo a Verona, seguito dal processo a sei membri del Gran Consiglio del Fascismo, nel 1944. Organizzazioni paramilitari anticomuniste sono esistite lì per anni; è stata la città della base Nato e il crocevia del traffico di droga tra Est e Ovest (un sistema criminale che ha portato anche alla scomparsa di un’intera generazione di giovani, tra gli anni ’70 e ’80). A Verona durante gli „Anni di piombo“ si strinsero rapporti indicibili tra ambienti militari, gruppi golpisti (ad esempio i Nuclei di Difesa dello Stato), servizi segreti, istituzioni, forze politiche internazionali, reti criminali e terroristi fascisti. L’obiettivo di questi rapporti era diffondere il terrore nella società italiana e provocare l’instaurazione di un governo forte, autoritario e antidemocratico. Solo mettendo insieme tutte queste tessere si riesce a comprende quanto, in quegli anni, Verona fosse una delle città più calde d’Italia. E la storia di Ludwig inizia proprio lì.

Grazie, Monica!

Monica Zornetta è giornalista professionista e scrittrice. Dopo gli studi artistici si è laureata in Comunicazione. La sua carriera di freelance è iniziata nei primi anni Novanta con una precoce attrazione per la cronaca nera, cui sono seguiti studi e inchieste sulla criminalità organizzata italiana e sulle eversioni politiche. E’ stata a lungo redattrice del quotidiano Il Gazzettino, dove ha scritto soprattutto di politica interna, e ha collaborato, tra gli altri, con il settimanale L’Espresso e con il mensile Narcomafie. Attualmente scrive per Avvenire, il Corriere della Sera e il suo magazine, Sette. Ha lavorato in diverse produzioni televisive incentrate sull’attualità e sulla ricerca storica (rispettivamente su Rai 3 e Rai storia). Zornetta ha pubblicato numerosi saggi e, inoltre, ha partecipato ad antologie sulle mafie e sulla società italiana dopo Tangentopoli. https://monicazornetta.it/

Monica Zornetta: Ludwig. Storie di fuoco, sangue, follia, Milano: Baldini Castoldi Dalai, 2011.

L’intervista è stata realizzata via e-mail tra settembre e novembre 2020 da Eike Sanders con l’assistenza di Thomas Porena e riveduta da Monica Zornetta in febbraio 2021.

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Note:
[1] Questo è ciò che Spinelli stesso ha detto a sua moglie e sua figlia quando era in ospedale. La vedova lo riferì anche successivamente nella trasmissione Telefono Giallo „il terzo uomo“ (canale rai 3, moderata dal giornalista Corrado Augias) del 13.5.1988, min. 15:50.
2] Monica Zornetta: Ludwig. Storie di fuoco, sangue, follia, Milano: Baldini Castoldi Dalai, 2011, 34 ss.
[3] Zornetta 2011: 40 e seguenti, qui: 42.
[4] Zornetta 2011: 49 e seguenti.
[5] Zornetta 2011: 54 e seguenti.
[6] Zornetta 2011: 65 e seguenti.
[7] Zornetta 2011: 73 e seguenti.
[8] Zornetta 2011: 297 e seguenti.
[9] Zornetta 2011: 84 e seguenti.
10] Zornetta 2011: 24 e seguenti. Zornetta scrive „Corinne Tartarotti“; altre fonti, compresa l’accusa, danno il nome di Corinna.
[11] Lo scrittore di romanzi gialli Martin Maurer ha recentemente pubblicato il romanzo „The Warriors. Ein Fall für Nick Marzek“ (DuMont 2020), che si basa sulla storia del gruppo “Ludwig“. Sulla sua homepage, Maurer ha pubblicato parti del suo materiale di ricerca, compresa la copertura della stampa all’epoca: https://martinmaurer.eu/die-krieger-recherchematerial/; ultimo aggiornamento 28/11/2020.
[12] Zornetta 2011: 234 e seguenti.
[13] https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/12-ottobre-2010/furlan-la-liberta-definitiva-1703933158061.shtml; ultimo il 9.11.2020.
[14] Cf: ibid. Così come Zornetta 2011: 264 e o.A. (2009): German neo-fascist Abel is released from prison, der Standard online il 5.6.2009: https://www.derstandard.at/story/1244117003955/deutscher-neofaschist-abel-wird-aus-haft-entlassen; ultimo il 9.11.2020.
[15] Zornetta 2011: 138/139 e la trasmissione Telefono Giallo (canale rai 3, condotta dal giornalista Corrado Augias) del 13.5.1988.
[16] Cfr. Telefono Giallo (canale rai 3, condotta dal giornalista Corrado Augias) del 13.5.1988.
[17] Zornetta 2011: 136. I „Combattenti di Cristo Re“ appartenevano a una rete attiva soprattutto in Spagna, Portogallo, Messico e Grecia.
[18] Così l’ex membro di „Ordine Nuovo“ e attore di teatro Giampaolo Stimamiglio in: Raggruppamento Operativo Speciale reparto eversione Procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo et al. Roma, 8 maggio 1996, online: https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20160724/281698319104823; ultimo accesso 9.11.2020, e Zornetta 2011: 140 ss. Le strutture Stay-behind erano unità di soldati non ufficiali gestite dai servizi segreti concepite per condurre una guerra anticomunista „dietro le linee“, soprattutto nel periodo tra il 1947 e il 1991, e spesso per reprimere o fare pressione sui movimenti di sinistra secondo il concetto della strategia della tensione. Il termine è anche usato come sinonimo delle strutture Gladio. Essenziale è l’interazione tra la NATO, i servizi segreti e gli estremisti di destra che avevano una loro motivazione nelle loro azioni, che non è stata completamente chiarita fino ad oggi. In Italia, dal 2014, sono stati messi a disposizione di cittadini e studiosi tutti gli atti processuali e investigativi che l’amministrazione possiede sugli attentati e le stragi di Ustica, Peteano, sul treno Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, la stazione di Bologna e il treno n. 904. Prima erano soggetti a segretezza di Stato.
19] Angiola Petronio: Gli incendi di Ludwig e i cattivi maestri. I misteri di „pomodoro“ scappato in Svizzera, Corriere di Verona, 24 luglio 2016.
[20] o. A.: Ora è caccia all’esecutore: l’ultima pista porta al „minorenne veronese“, Corriere Brescia online, 24 lug 2015: https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_24/strage-di-piazza-loggia-marco-toffaloni-46d1d2b6-31f5-11e5-bd67-c2a2bc967818.shtml; ultima visita 26 nov 2020.
[21] Sull’Ordine Nuovo, vedi sotto. Il bolzanino Curzio Vivarelli lavorò prima come insegnante di matematica facendo poi carriera come artista e critico d’arte futurista. Viene nominato come membro del gruppo Ludwig in due contesti diversi: Zornetta 2011: 140-144 e Alessandro Farina: Ludwig, il mistero del „terzo uomo“ Non solo Abel e Furlan, secondo i giudici: „C’era un altro nome, Curzio Vivarelli“, La Cronaca di Verona online 07.04.2020: https://www.cronacadiverona.com/ludwig-il-mistero-del-terzo-uomo/; ultimo accesso 26.11.2020.
[22] Luigi Spezia: In cella le ‚Ronde Pirogene‘ incendiavano le utilitarie, La Repubblica del 24.05.1989, online: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/24/in-cella-le-ronde-pirogene-incendiavano-le.html; ultima il 9.11.2020, e per il fondo https://www.sekten-sachsen.de/ananda-marga.htm; ultima il 9.11.2020.
[23] Ecco un rapporto sugli ultimi gruppi fascisti attivi a Verona: https://movimentandociaverona.files.wordpress.com/2019/04/verona-cittc3a0-dellamore-dellodio-2019.pdf; ultima del 27.11.2020. Verona si chiama anche „nera“, la nera: https://www.globalist.it/news/2019/11/22/verona-nera-l-inchiesta-di-piazzapulita-fa-luce-sul-fascismo-nei-gangli-del-potere-2049383.html; ultima del 27.11.2020.
[24] Una traduzione tedesca del documento può essere trovata online su https://www.endstation-rechts.de/news/das-manifest-von-verona-der-republik-von-salo.html; ultimo accesso 27/11/2020.
[25] Ibidem.
[26] Per un approfondimento cfr: Davide Conti, Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana, Torino 2017.
[27] Si dice che parti dei „Nuclei per la difesa dello Stato“ fossero stanziati nelle vicinanze di Verona. Cfr. Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Legislatura XIII, 1996-2001, Doc. XXIII, n. 64 (Volume I – Tomo II) Parte 8: 113-128.
http://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/064v01t02_RS/pdfel.htm; ultimo accesso 19.10.2020.
[28] Ibidem. 273-288 nonché Aldo Giannuli e Elia Rosati, Storia di Ordine Nuovo, Milano-Udine, 2017: 23 e Davide Conti, L’anima nera della Repubblica. Storia del MSI, Bari, 2013: 52.
[29] Le lame della doppia ascia simboleggiano „rispettivamente l’azione realizzatrice interna ed esterna e la loro inseparabile connessione […] Se venisse meno l’impegno all’unità o se una parte dominasse sull’altra, sarebbe tradita l’anima del nostro movimento […] che assume la fisionomia di un ordine di combattenti e credenti“. Dagli Statuti del CSON, in Elia Rosati, la cultura politica del primo Ordine Nuovo (1955-1965) in Storia di Ordine Nuovo: 219-240, qui 219-220, trans.
[30] Ibidem.
[31] Evola accolse con esplicito favore la fondazione e lo sviluppo dell'“Ordine Nuovo“, sperando di fare proseliti anche tra i giovani intellettuali neofascisti. Così Evola: „Qui [in Italia]mi aspettavo solo un mondo di rovine, spirituale, ancor più che materiale. Mi ha sorpreso vedere che c’erano gruppi, soprattutto giovani, che non si lasciavano trascinare nel crollo generale. Soprattutto nei loro circoli, il mio nome era ben conosciuto e i miei libri erano molto letti“. Storia di Ordine Nuovo: 223-225.
[32] Cfr. la dichiarazione di Evola nell’intervista con Dominique de Roux 1969-1971 https://www.youtube.com/watch?v=GDt7e_U6j08 Tempo: 1:01:36; ultimo il 23/10/2020. „Questi valori […] hanno un significato cosmico […] Comprendono il suono di un allarme, una chiamata al disgusto, un richiamo al risveglio, e una convocazione a partecipare alla grande lotta in cui si deciderà il destino dell’Occidente. […] Il fascismo deve cominciare qui: iniziando la lenta, tenace costruzione di una nuova e meravigliosa razza“. Julius Evola citato in: Ugo B. Urbano, Magia Sexualis. Sex, Magic, and Liberation in Modern Western Esoterics, Berkeley/Los Angeles/Londra 2006: 146, così come Julius Evola, Revolt Against the Modern World: Politics, Religion, and Social Order in the Kali Yuga, Rochester, 1995: 126. Secondo Evola, sarebbe impossibile portare un cambiamento radicale e duraturo a questo punto della storia, rendendo inutile qualsiasi impegno politico. Evola voleva risvegliare – anche attraverso pratiche come lo yoga e il tantra – la spiritualità interiore per lavorare contro la decadenza con la „trascendenza“, cfr. Julius Evola, lo yoga della potenza, citato in Urban, Magia Sexualis: 154.
Nel 1969, la serie di „stragi di stato“ che caratterizzò il terrorismo di destra all’interno della „strategia della tensione“ iniziò con l’attentato di piazza Fontana a Milano che provocò 17 morti. Anche se già a quel tempo chiare tracce portavano all’estrema destra, il sospetto era sempre rivolto alla sinistra. Solo molto più tardi gli atti furono ufficialmente attribuiti a persone di destra, tra cui ad alcuni membri di Ordine Nuovo e allo stesso Pino Rauti in qualità di pianificatore, ma la responsabilità dell’intelligence militare italiana non è stata ancora del tutto chiarita. Si veda anche la decisione contro Azzi, Rognoni et al. del 18.3.1995 recuperabile dal sito del giudice Guido Salvini, che ha condotto l’inchiesta. https://guidosalvini.it/wp-content/uploads/2018/09/ordinanza-18-marzo-1995.pdf pp. 111-113 e pp.264-280; ultimo accesso 24.10.2020.
[34] Raggruppamento Operativo Speciale reparto eversione Procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo et al. Roma, 8 maggio 1996, pp. 38-45.
[35] Zornetta 2011: 138/139 e la trasmissione Telefono Giallo (canale rai 3, condotto dal giornalista Corrado Augias) del 13.5.1988.
[36] Vedi lo striscione sulla foto in o.A. (2006): Spielabbruch!, in AIB 72, 3/2006, online: https://www.antifainfoblatt.de/artikel/spielabbruch; ultimo 28.11.2020 e le foto sulla pagina facebook di Movimento.Verona, ad esempio del 12 luglio 2014 e del 16 settembre 2019 così come il negozio Black brain Alternative a Verona. Tuttavia, bisogna anche sottolineare che ci sono magliette con lo slogan „Dio con noi“ in molti altri versi della destra europea e tedesca e neonazista.
[37] Evola intervistato da Dominique de Roux 1969-1971 https://www.youtube.com/watch?v=GDt7e_U6j08 Tempo: 01:17:30; ultimo accesso 23.10.2020.
[38] Zornetta 2011: 136.
[39] In Germania, due articoli importanti sono apparsi sui giornali nazionali durante il periodo: o.A. (1984), „Alcuni hanno spaccato in due. I misteriosi crimini del gruppo „Ludwig“ italo-tedesco. In: Der Spiegel No. 26/1984, pp. 62-69 e Erwin Brunner: Die Gnadenlosen, in: Die Zeit del 5 dicembre 1986, pp. 33-35.
[40] Atto d’accusa del giudice istruttore Mario Sannite, 15 luglio 1986, stralci online: https://www.misteriditalia.it/altri-misteri/delitti-ludwig/processo/Ordinanza.pdf; ultimo il 30.11.2020, qui: 21 f.
[41] Cfr. Ayaß, Wolfgang: „Asoziale“ im Nationalsozialismus, Stuttgart: Klett-Cotta, 1995 e Eschebach, Insa (ed.): Homophobie und Devianz. Weibliche und männliche Homo¬sexualität im Nationalsozialismus, Berlino: Metropol, 2012.
[42] „Uniti nel servizio alla Vergine per mano omicida sono uniti nella morte. Pace eterna al loro spirito, pentimento e conversione ai loro uccisori“. Zornetta 2011: 71.
[43] https://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/12-ottobre-2010/furlan-la-liberta-definitiva-1703933158061.shtml
[44] „Contro l’oblio“ su https://asam.noblogs.org/perspektiven/gegen-das-vergessen/; ultimo post 9.11.2020. Il discorso di ASAM del 26 settembre 2020 può essere letto su: https://asam.noblogs.org/post/2020/09/26/redebeitrag_40-jahre-rechter-terror/, quello dell’anno scorso su http://antisexistischeaktionmuenchen.blogsport.eu/2019/06/23/redebeitrag-vom-22-6-2019-club-liverpool-in-der-schillerstrasse/; cached 27.8.2020.
[45] Gruppo antisessista di Monaco: Contributo al discorso del 22.6.2019: Club „Liverpool“ in Schillerstraße, pubblicato il 23 giugno 2019; online: http://antisexistischeaktionmuenchen.blogsport.eu/2019/06/23/redebeitrag-vom-22-6-2019-club-liverpool-in-der-schillerstrasse/; recuperato nella cache il 27.8.2020.